| Sicurezza sul lavoro e elezioni |
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| Scritto da Administrator | |
| domenica, 09 marzo 2008 22:51 | |
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E' stata una vergogna che in campagna elettorale nessuno, dico nessuno, abbia avuto il coraggio di affrontare, a muso duro e non con patetiche candidature riparatorie, il tema delle morti sul posto di lavoro perché, hanno detto molti leader politici, non era il momento migliore per riflettere su argomenti che stimolano i demagoghi di ogni colore. Perciò sarebbe necessario che l’argomento morti bianche lo si affrontasse diversamente, in fondo una discussione ancora basata su leggi e controlli non servirebbe a molto. Anzi. L’Italia è già ora un Paese iper-regolamentato e chi ha avuto modo di scorrere anche una sola volta nella vita le norme della legge 626 sa di cosa si sta parlando. Per giunta, un’economia offre posti di lavoro salubri e a basso rischio se è un’economia avanzata, dinamica, tecnologicamente sviluppata. Tutto quello che, moltiplicando scartoffie e altri oneri, ostacola la crescita delle imprese rischia di consegnarci ad ambienti lavorativi da Terzo Mondo. Bisogna quindi aver ben chiara l’idea che un’economia all’avanguardia è un’economia in cui le nuove tecnologie riducono la possibilità di incidenti, e in cui i lavoratori – grazie anche al basso tasso di disoccupazione – si trovano nella condizione di poter rifiutare impieghi “a rischio”. Lo sviluppo dell’economia (quale può risultare solo da una decisa riduzione delle tasse) deve essere dunque il primo obiettivo di quanti vogliano veramente scongiurare altri morti e incidenti. Anche sul piano delle regole più specifiche qualche considerazione merita di essere fatta. Oggi ogni azienda è costretta a versare – per ogni proprio dipendente – una sorta di “tassa” all’Inail, che in tal modo esonera il datore di lavoro dalla responsabilità civile per i danni causati ai dipendenti. Ma, come si è visto, questo sistema funziona poco e male. Perché non immaginare che pur restando l’obbligo di coprire ogni responsabilità civile dei dipendenti, l’impresa possa optare per soluzioni private, rivolgendosi ad un’assicurazione di fiducia? In questo modo, le industrie che mettono più a rischio l’incolumità dei dipendenti si troverebbero a versare premi più alti, e questo le stimolerebbe ad adottare migliori criteri di sicurezza. Le stesse assicurazioni sarebbero portate a chiedere meno soldi alle aziende che mai in passato hanno esposto i loro dipendenti a rischi e ferimenti, ulteriormente incentivando comportamenti corretti. Potrebbe anche essere utilizzato un sistema del tutto analogo al bonus-malus, che ognuno conosce bene perché regola l’assicurazione automobilistica e che ha il merito di incentivarci ad adottare uno stile di guida prudente e responsabile. Riflettere su ipotesi di riforma di questo tipo sarebbe stato un modo serio, non “da comizianti”, per dare un futuro migliore alla nostra società. Peccato che in generale politici e sindacalisti trovino più semplice mettere sotto accusa la logica del profitto o puntare il dito verso i manager cattivi. Forse anche con l’obiettivo di coprire le loro, rilevanti, responsabilità. C.S. |
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| Ultimo aggiornamento ( venerd́, 18 aprile 2008 15:19 ) |
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